• Andrea Biollino ha inviato un aggiornamento 3 anni, 2 mesi fa

    La Politica ed il Lavoro su di sé.
    La forma di governo e i suoi rappresentanti sono una proiezione del mondo interiore di ciascuno e rispondono esattamente alle sue richieste inconsce. Il voto, più che un atto di espressione volontaria è un messaggio inconscio della parte sommersa dell’essere umano, che richiede all’uno o all’altro candidato di rappresentarlo, perché riconosce sé stesso nel candidato. Questo riconoscimento, come detto, affiora alla coscienza solo in modo parziale. Quando il candidato, una volta eletto, si abbandona a strategie di corruzione o clientelismo, persegue l’utile personale o l’esercizio di potere fine a sé stesso e tutto ciò viene alla luce, i suoi elettori si indignano. In realtà ciò che emerge in superficie non è soltanto la parte nascosta dell’eletto, ma è quella di ciascun elettore che ha affidato al politico prescelto quel mandato di rappresentanza.
    Si discute spesso di riforme, di rinnovamento della classe politica. Ma come è possibile rinnovare ciò che è soltanto una proiezione, un’ombra generata dal nostro stato interiore? Agendo all’esterno si bruciano energie, come fa un gatto che cerca di interagire con la propria immagine allo specchio: il gatto non è cosciente che ciò che vede è la sua immagine.
    Chi voterebbe mai un candidato che abbia come programma politico il lavoro su di sé? E che chiama ciascuno in prima persona a lavorare su di sé? In realtà questo è l’unico programma politico sensato, perché il politico illuminato sa che si cambia l’esterno soltanto cambiando l’interno. L’uomo politico classico e la maggioranza degli elettori si schiererebbero compatti nell’affermare che questa non è politica, che la politica si deve occupare dei problemi concreti: il lavoro, l’economia, le sfide sociali. Come se il lavoro, l’economia, le sfide sociali fossero disconnesse dallo stato di consapevolezza dell’essere umano. Come se fosse lo stato di consapevolezza di una persona a dipendere dal suo lavoro, dal suo status economico o sociale. Non sarà forse vero il contrario? Non inizia a sorgere il dubbio che anche la politica, come l’abbiamo sempre concepita, abbia sempre scambiato e stia scambiando tuttora la causa con l’effetto?